Frutto della passione della Caatinga e Umbù

Presidio Slow Food

Il territorio del Sertão do São Francisco si trova nell’estremo nord dello stato di Bahia, nella regione del semiarido del nord est brasiliano, dove predomina la Caatinga, un ecosistema unico al mondo.

In questi terreni semiaridi germoglia il frutto della passione (Passiflora cincinnata), anche conosciuto come maracujá do mato. Selvatico e perenne, il frutto resiste a lunghi periodi di siccità e cresce soprattutto nei fundo de pasto, ovvero i terreni di uso collettivo delle comunità tradizionali.

Ha buccia di colore verde – anche quando è maturo – e polpa bianca, all’interno della quale si nascondono decine di semi. Molto profumato, ha un sapore più intenso e acidulo rispetto al frutto della passione amarelo (P. edulis); ha un elevato valore nutrizionale (contiene potassio, ferro, fosforo, calcio e vitamine) ed è noto per l’effetto rilassante.

Tradizionalmente non si coltiva (a differenza delle varietà più diffuse per la commercializzazione, come il frutto della passione amarelo o azedo), ma è raccolto dalle famiglie locali che lo consumano quotidianamente fresco o trasformato in succhi di frutta. Con le foglie e la buccia si possono preparare diversi infusi.

Come molte altre specie selvatiche, il frutto della passione della Caatinga è minacciato dall’azione dell’uomo, in particolare dal diffondersi delle monocolture e dall’introduzione di impianti di irrigazione intensiva.
Per questo motivo, nel 2011 è salito sull’Arca del Gusto, tra le specie a rischio di estinzione e, a partire da questo momento, è stato promosso dalla rete Slow Food. Oggi è ingrediente di confetture e le comunità che lo proteggono partecipano a festival gastronomici a livello regionale.

Il Presidio coinvolge la Cooperativa Agropecuária Familiar di Uauá, Canudos e Cura- çá (Coopercuc), l’Associazione dei piccoli agricoltori di Fartura (APAF), l’Associazione di sportivi, studenti e agricoltori della comunità di Lages (ASEL) Marcos (AMOMA), la comunità Watermelon, e alcuni partner che lavorano in centri di ricerca, università e reti commercializzazione sul territorio. L’obiettivo è preservare questo frutto, stimolare anche la sua coltivazione (accanto alla raccolta), promuovere tecniche di produzione sostenibili e valorizzare i trasformati.
Il Presidio incoraggia anche scambi di conoscenze e politiche pubbliche volte alla sicurezza e alla sovranità alimentare, promuovendo la salvaguardia dei frutti nativi della Caatinga e la loro commercializzazione.
Area di produzione
Territorio Sertão do São Francisco, Bahia, regione Nord Est
Produttori
I 15 produttori sono riuniti in quattro associazioni (Associação comunitária Agropastoril Curral Novo Jacaré; Associação dos desportistas, estudantes e agricultores da comunidade de Lages; Associação dos pequenos agropecuaristas de Fartura; Associação de moradores do Marcos), nella Cooperativa Agropecuária Familiar de Canudos, Uauá e Curaçá (Coopercuc) e nella Comunidade da Melancia.

Contatti

TEL: +55 74 999361428

Info

Rua Q, lote 01 quadra 31, (BR 235), S/n, Parque Agroindustrial,
Uauá (Bahia)
Brasile

L’umbù (conosciuto anche con il nome di imbù) è un frutto nativo del Nordeste che cresce nella Caatinga, la macchia tipica della regione semiarida brasiliana (il Sertão). Il nome deriva dalla parola degli indios Tupi Guaraní y-mb-u, che significa “albero che dà da bere”.

Il ciclo produttivo inizia a partire dai 10 anni e continua fino all’età di 200 anni e oltre. Questo albero spontaneo dalla chioma a ombrello fruttifica una volta l’anno, arrivando a produrre, nella fase adulta, 300 chilogrammi di umbù. Grazie a un particolare apparato radicale, che forma grandi tuberi capaci di immagazzinare – nella stagione delle piogge – anche 2000 o 3000 litri d’acqua, riesce a resistere ai periodi più secchi, costituendo una risorsa importante per una delle aree più povere e aride del Brasile, dove le coltivazioni di mais, fagioli, manioca e l’allevamento brado di pecore sono soggetti a severe siccità cicliche.

L’umbù si raccoglie a mano, delicatamente, e si ripone in borse e secchi (in questi ultimi anni è stata fortunatamente abbandonata la tecnica rovinosa di battere i rami con lunghi bastoni). I frutti sono tondi: possono essere piccoli come una ciliegia o raggiungere la grandezza di un limone. La buccia è liscia, verde o gialla quando i frutti sono ben maturi; la polpa è succosa, aromatica, agrodolce e all’interno nasconde un grande nocciolo.
L’umbù si consuma fresco o trasformato in numerosi tipi di conserve. Tradizionalmente si cuoce fino a che la polpa e la buccia si separano. Quindi si cola il liquido, lo si mescola con zucchero di canna e si prosegue la cottura per altre due ore fino a ottenere un’ottima gelatina. La polpa, liberata dai noccioli e cotta a lungo con lo zucchero, diventa invece una crema densa e lievemente asprigna, una sorta di cotognata. Dall’umbù si ricavano inoltre il succo, il vinagre (risultato della cottura della polpa dei frutti raccolti sovramaturi), la marmelada (preparata in forma simile alla cotognata) o ancora una semplice composta fatta mettendo nei barattoli frutti interi e sciroppo di zucchero (umbu em calda). La polpa fresca oppure il vinagre (se non è stagione di raccolta), mescolati con latte e zucchero, sono ingredienti della tradizionale umbuzada, una bevanda energetica che può sostituire il pasto serale.

Per dimostrare l’importanza e le potenzialità di questo frutto straordinario – cui fino a pochi anni fa nessuno dava valore – è stato fondamentale il lavoro iniziale dell’Irpaa/Procuc, con l’aiuto della Commissione europea, della Kmb (diocesi di Lins) e del governo austriaco, tramite l’Ong austriaca Horizon 3000. Questi soggetti, impegnati in loco da molti anni per la valorizzazione dei prodotti della Caatinga, hanno accompagnato nel 2003 la nascita della cooperativa Coopercuc, che produce trasformati di umbù artigianali.

Grazie alla Fondazione Slow Food e all’Ong Horizon 3000, nel 2006 sono nati i primi piccoli laboratori nel territorio, che consentono oggi una prima lavorazione dei frutti, consegnati poi alla cooperativa. Il Presidio ha stilato un disciplinare di produzione per garantire l’alta qualità dei trasformati di umbù e attualmente si concentra sulla valorizzazione e promozione sul mercato locale, nazionale e internazionale.

Area di produzione
Territorio del Sertão do São Francisco

Produttori
144 raccoglitori e trasformatori riuniti nella cooperativa Coopercuc

Ultima modifica: 07 Dic 2021
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