L’azienda agricola Bruno Sodano è una piccola realtà agricola tramandata da generazioni. La superficie complessiva è di circa 6 ettari, parte in fitto e parte di proprietà.

Da circa vent’anni l’azienda ha adottato un metodo di coltivazione sostenibile, grazie al quale si prende cura di varietà tradizionali orticole campane in via di estinzione tra cui:

  • Pomodoro San Marzano DOP (ecotipo 20 SMEC), iscritto al registro coltivatori DOP
  • Pomodorino Giallo Giaggiù
  • Papaccella napoletana gialla e rossa – Presidio Slow Food
  • Zucca lunga di Napoli
  • Zucchino San Pasquale
  • Scarola riccia Schiana
  • Fagiolo Dente di Morto – Presidio Slow Food
  • Cannellino Rosso di Suessola
  • Pisello Centogiorni – Presidio Slow Food
  • Cavolo Torzella – Presidio Slow Food
  • Broccolo San Pasquale

Queste coltivazioni vengono svolte con operazioni quasi esclusivamente manuali, rispettose dell’ambiente e dell’integrità del prodotto.

Numerose le collaborazioni, segno di un impegno costante e serio: rete degli Agricoltori Custodi della Regione Campania; Orti Di Napoli, progetto della Camera di Commercio per il recupero del germoplasma ortivo di cinque prodotti; progetto Giaggiù; progetto ABC – per la costituzione della rete dell’agrobiodiversità erbacea Campana. Collabora con l’Università Agraria di Portici per il recupero di specie tradizionali e con le amministrazioni locali per valorizzare i prodotti del territorio. L’azienda inoltre partecipa al piano della lotta integrale della Regione Campania.

Organizza visite guidate in azienda nell’ambito di progetti didattici con gli istituti scolastici.

Grazie all’impegno dell’azienda per la salvaguardia di varietà in via di estinzione, alla salvaguardia della biodiversità e alla valorizzazione dell’areale di produzione dell’azienda, Pomigliano D’arco, ha suscitato l’interesse con la conseguente partecipazione a trasmissioni televisive come: Linea verde, Mela Verde, report e a servizi del Tg5 e Tg3.

Contatti

TEL: +39 3334136551

Info

Via Pratolo, I traversa, 93
80038 Pomigliano D'Arco (NA)
Italia
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Cavolo Torzella Riccia (Brassica oleracea)

La Torzella è uno dei più antichi cavoli al mondo. La sua storia inizia 4000 anni fa nell’area Orientale del bacino del Mediterraneo. Per questo motivo viene chiamata “cavolo greco”, o torza riccia in dialetto. Anticamente, i contadini, per affrontare l’irrigidimento climatico, la consumavano perché era un alimento saziante e nello stesso tempo povero di grassi. Era molto diffuso soprattutto tra le famiglie contadine che vivevano nella zona dell’Acerrano-Nolano.

È presente nella Banca Regionale del Germoplasma Vegetale Campano ed è iscritta nel Repertorio Regionale Campano come varietà a rischio d’estinzione e, da quest’anno, è Presidio Slow Food.

Descrizione del prodotto
È una pianta erbacea a ciclo autunno-vernino. Presenta foglie carnose ricce, di colore verde scuro, ed è molto resistente al freddo. I fiori di colore giallo, sono raccolti in infiorescenze (corimbo). Il prodotto edule è costituito dai teneri germogli con le foglie, cucinati in appetitose pietanze della cucina tradizionale Campana. La prima raccolta avviene asportando il germoglio centrale, in tal modo è favorita l’emissione dei germogli secondari, più piccoli, che rappresentano la parte preponderante della produzione commerciabile. La raccolta avviene quindi in più soluzioni nei mesi da novembre fino a inizio aprile.

Consumo
Per il suo sapore intenso è ideale per le zuppe invernali, quando i primi freddi la rendono tenera. La tradizione del consumo di questa verdura si lega principalmente alla “minestra maritata” assieme ad altri ortaggi a foglia. Una pietanza tradizionale molto diffusa presso le famiglie contadine era la minestra in abbinamento con il pomodoro San Marzano, ma viene anche utilizzato come contorno di verdura.

Fagiolo a Formella (Phaseolus lunatus)

Originariamente in Europa esistevano unicamente fagioli di specie appartenenti al genere Vigna (fagiolo dall’occhio), di origine subsahariana. I fagioli che comunemente vengono usati oggi sono stati coltivati per la prima volta dalle civiltà messicane e peruviane 5.000 anni fa ed erano diffusi sia tra gli Aztechi che tra gli Incas.
Il Fagiolo a Formella deve la denominazione dialettale alla sua caratteristica forma piatta della granella che ricorda un bottone (in napoletano formella).

Consumo
Si trovano in commercio freschi (raramente), secchi o in conserva, in acqua e sale. Ha un sapore caratteristico che gli proviene dalla forte presenza al suo interno di asparagina. Sapore delicato, però, che si potrebbe definire verde e fresco e che rende i fagioli a formella compagni ideali del pesce nelle combinazioni tanto frequenti nella cucina moderna. Il che non ne esclude un uso più tradizionale: zuppe, minestre di fagioli e verdure, pasta e fagioli, facili da preparare perché i fagioli a formella non necessitano di ammollo e richiedono una breve cottura.

Ricchi di proteine, come tutti i fagioli, e buona fonte di vitamine, i Fagioli a formella sono inseriti nell’Arca del Gusto di Slow Food e tra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali della Campania, e trovano perfetta collocazione nella dieta mediterranea. Non dimentichiamo che l’arrivo dei fagioli, in tutte le loro varianti, nelle nostre terre, fu fondamentale per integrare l’alimentazione della parte più povera della popolazione, soggetta a malattie e morte per carenze nutrizionali, soprattutto proteiche, quando il consumo della carne era ancora un lusso per pochi.

L’azienda Sodano è uno dei pochi produttori che proseguono la coltivazione dei Fagioli a formella, dopo un periodo di oblio che ha portato quasi alla loro scomparsa.

Il pomodoro giallo vesuviano: GiaGiù

La pianta è originaria del Cile e dell’Ecuador, dove per effetto del clima tropicale offre i suoi frutti tutto l’anno, mentre nelle nostre regioni ha un ciclo annuale limitato all’estate, se coltivata all’aperto. Dominatore della gastronomia napoletana e largamente diffuso in tutto il mondo per il suo gusto oltre che per le sue importanti proprietà dietetiche, il pomodoro ha tuttavia raggiunto le cucine europee in tempi relativamente recenti e, sebbene importato giànel Cinquecento, soltanto due secoli dopo è stato impiegato nell’alimentazione.

Il territorio del GiaGiù
Il GiaGiù è una varietà di un pomodorino di colore giallo oro brillante reperito nell’areale vesuviano (pendici del Vesuvio), nel comune di Ercolano; la storia narra che dalla coltivazione dell’ecotipo Patanara (pomodorino rosso del piennolo) da una mutazione spontanea sia comparsa una pianta di pomodoro dal colore giallo oro. Un anziano agricoltore ha provato questa nuova variante del pomodorino rosso e, trovandola organoletticamente molto buona, ha deciso di conservarne il seme. La sua coltivazione sulle falde del Vesuvio, confinata fino a qualche anno fa solo negli orti familiari, è presente da più di 50 anni e solo da qualche anno, grazie all’Università Federico II UNINA-DIA e ARCA 2010, è iniziato un percorso di valorizzazione commerciale e di diffusione sul territorio.

Descrizione del prodotto
I frutti immaturi si presentano con la “tipica” spalla verde, a maturazione sono di colore giallo oro intenso ed uniforme di forma ovale con lievi costolature longitudinali (caratteristica tipica anche degli ecotipi di pomodorino rosso del Piennolo del Vesuvio) e apice stilare di medie dimensioni. Nota distintiva di questo ecotipo è il sapore acidulo ben armonizzato con la dolcezza di fondo che libera un persistente aroma di pomodoro. Appartiene alla famiglia delle Solanacee, la pianta erbacea annuale, a sviluppo indeterminato. Il frutto è una bacca di peso variabile tra 15-25 grammi nell’area vesuviana, mentre nella pianura napoletana varia tra i 25-35 grammi.

Consumo
Presenta uno spiccato sapore di pomodoro che lo rende ideale sia per il consumo da fresco che per le conserve. Fresco può essere usato sia  crudo che cotto, in abbinamento con pasta, pizza, verdure di stagione e naturalmente con il pesce.

Ultima modifica: 30 Nov 2021
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